Psicoanalisi

Psicoanalisi

 

Nell’anno 1896, il dizionario dei termini scientifici si arricchisce di un nuovo vocabolo: psicoanalisi.
Con questo nome, usato per la prima volta in quell’anno in un suo articolo sulla «Revue neurologique», il dottor
Sigmund Freud, un ebreo moravo residente a Vienna dal 1860, laureato in medicina, libero docente di neuropatologia, titolare di un apprezzato studio professionale per la cura delle malattie nervose, battezza la nuova terapia che sta mettendo a punto.

Chi sia Sigmund Freud, a Vienna nel 1896 lo sanno in molti. A quarant’anni giusti, il professore ha già raggiunto una certa notorietà, non soltanto negli ambienti medici, ma anche nella buona società borghese.
I suoi sistemi di cura sono forse un po’ anticonformisti, ma ciò non toglie che quel bell’uomo, coltissimo, intelligente, affabile, abbia tutte le caratteristiche della persona di successo. Felicemente sposato, padre di sei figli (tre maschi e tre femmine), gode di una situazione familiare invidiabile, il che non guasta per uno stimato professionista.

Eppure Freud non appartiene alla categoria di quelle persone che fin dall’infanzia si sono sentite attratte da una particolare professione o sono state trascinate a una determinata scelta da un’irresistibile vocazione.
Si direbbe anzi che abbia scoperto quasi per caso e gradualmente la sua strada. Racconta egli stesso nella sua autobiografia (pubblicata a Lipsia nel 1925):

" Io non sentivo, nei miei giovani anni, una preferenza spiccata per la condizione e l’attività del medico, e del resto non l’ho mai sentita neppure in seguito.
Piuttosto ero spinto da una sete di sapere, che si volgeva più ai rapporti umani che non al mondo naturale, né ancora avevo riconosciuto il valore dell’osservazione diretta come mezzo principale per soddisfare una tale sete... Ricordo che fu l’esposizione del bel saggio di Goethe su La natura, udito in una conferenza popolare poco prima della fine degli studi secondari, a decidermi per l’iscrizione alla Facoltà di Medicina... Nei primi anni universitari mi toccò fare l’esperienza che la particolarità e la ristrettezza delle mie doti naturali mi inibivano il successo in vari campi della scienza nei quali mi ero gettato con foga giovanile... Nel laboratorio di Ernesto Brùcke trovai infine la tranquillità e una completa soddisfazione... Brùcke mi propose un problema di istologia del sistema nervoso che potei risolvere con sua soddisfazione e poi proseguire in forma indipendente
".

Avviatosi dunque, su consiglio del suo maestro Brùcke, allo studio del sistema nervoso centrale, dal punto di vista anatomico e istologico, Freud d’ora in poi estenderà e allargherà la sua indagine passando gradatamente dal piano fisiologico a quello psicologico.

Dopo la laurea in medicina, conseguita nel 1881, si impegnerà in un lavoro di ricerca sull’anatomia cerebrale, e soltanto necessità d’ordine materiale - in particolare l’urgenza di crearsi una posizione in vista del matrimonio - lo spingeranno ad accelerare i tempi e a tralasciare la lunga e poco remunerativa carriera di ricercatore per dedicarsi alla medicina pratica.
Come praticante presso vari reparti dell’Ospedale Generale di Vienna, si occupa soprattutto di malattie nervose - trascorse tra l’altro un lungo periodo nel reparto neurologico - senza tuttavia tralasciare le ricerche di laboratorio.

Si ricorda dì questi anni una sua indagine sulle proprietà anestetiche della cocaina, un alcaloide da poco ricavato dalle foglie di una pianta boliviana, la coca.
Freud, ignorandone le caratteristiche di tossicità - scoperte più tardi - compie alcuni esperimenti con la cocaina su se stesso e ne suggerisce a un collega l’uso come anestetico in chirurgia oculistica, dove viene usata con successo.
Tuttavia questo episodio gli procurerà, più tardi, l’accusa di corresponsabilità nella diffusione della cocainomania.

Dall’ipnosi alla psicoanalisi
Nel 1885, ormai maturo per il primo passo della carriera medica, il giovane studioso presenta la sua candidatura alla libera docenza.
Superate le prove d’esame, il 5 settembre consegue il titolo di libero docente in neuropatologia. Il 13 ottobre, ottenuta una borsa di studio di sei mesi, parte per Parigi dove intende compiere un periodo di internato presso il reparto neurologico dell’Ospedale della Salpétrière, feudo del celebre neurologo JeanMarie Charcot (18251893).
La pratica nella scuola parigina apre nuovi orizzonti al viennese, e risveglia il suo interesse per un ramo quasi inesplorato delle neuropatie: l’isteria maschile, cavallo di battaglia di Charcot.
Il neurologo francese sostiene infatti che l’isteria non è una malattia psichica tipicamente femminile, come fino allora ritenevano gli studiosi più accreditati, ma insorge spesso anche negli uomini, con manifestazioni del tutto simili per i due sessi: paralisi totale o parziale, afasia, disturbi visivi, ecc.

Appurata l’esistenza dell’isteria nei due sessi, Charcot sta ora mettendo a punto una terapia che ne guarisca i sintomi.

Dotato di eccezionali capacità ipnotiche, egli le applica ai suoi pazienti constatando che essi, sottoposti a ipnosi, rievocano episodi traumatici che sono all’origine dell’isteria, e, col prenderne coscienza, guariscono dalle manifestazioni isteriche.
I risultati raggiunti da Charcot con la terapia ipnotica sono talvolta molto soddisfacenti. Resta peraltro un largo margine di incertezza sulla sua validità, incertezza che, secondo Charcot, soltanto l’approfondimento della tecnica ipnotica e l’indagine sulle reali sue possibilità terapeutiche potranno superare.
La cura dei sintomi isterici mediante ipnosi è ancora in fase di verifica durante il soggiorno parigino di Freud, ma si presenta in modo così stimolante e suggestivo da appassionare straordinariamente il giovane studioso.

Di ritorno a Vienna, egli sente la necessità di comunicare alla locale Società di Medicina le esperienze di Charcot, ma le accoglienze sono piuttosto fredde. L’isteria maschile è stata oggetto di studio anche da parte dei medici austriaci, sembrano pensare i suoi ascoltatori, che cosa pretende di venirci a insegnare questo pivello ignorante. Ma Freud non disarma. Dopo la permanenza a Parigi ha ripreso anche i contatti con un neurologo più anziano di lui di quattordici anni, conosciuto durante gli anni dell’università. Si tratta di Josef Breuer (18421925).
Breuer è stato particolarmente vicino a Freud in diverse occasioni:subito dopo la laurea, lo ha consigliato nella scelta della specializzazione; in seguito, durante la lunga preparazione agli esami per la libera docenza, lo ha aiutato finanziariamente. Adesso, ancora una volta, gli dà una mano, sia economicamente, inviando alcuni dei suoi pazienti nel modesto ambulatorio neurologico che Sigmund ha aperto da poco, sia professionalmente, associandoselo nella ricerca che sta conducendo per perfezionare la terapia dei sintomi isterici mediante l’ipnosi.

Il 13 settembre 1886, Freud si sposa con Martha Bernays. La vita della giovane coppia è molto modesta. Ma non tarda a migliorare. I clienti incominciano a varcare spontaneamente la porta dello studio di Freud, che per il momento continua a praticare l’ipnosi, anche se con risultati molto modesti (Sigmund, tra l’altro, ha scarsissime capacità ipnotiche).
L’amicizia di Breuer gli è di grande conforto in questi anni di apprendistato, tanto più che i due colleghi stanno facendo progressi, anche se soltanto sul piano sperimentale per ora, nello studio dell’isteria. Nel 1892, finalmente, decidono di riferire i risultati raggiunti alla Società di Medicina.
Insieme preparano una « comunicazione preliminare », dal titolo Meccanismo psichico dei fenomeni isterici. In questo saggio si afferma che l’origine dell’isteria non è un trauma psichico, come sosteneva Charcot, ma il ricordo del trauma stesso, che è stato respinto dalla coscienza e si palesa allorché si scatena l’isteria.
Le accoglienze al rapporto sono generalmente favorevoli. Breuer e Freud si sono ormai affermati come professionisti seri e coscienziosi, inoltre la loro teoria poggia su una notevole casistica, il che conferisce alle loro ricerche una buona attendibilità.

L’atmosfera viennese è d’altronde propizia alle novità e nel mondo scientifico della città c’è spazio sufficiente anche per le sperimentazioni d’avanguardia come quelle citate nella « comunicazione preliminare ». L’interesse per la psicoterapia è vivissimo, e sta diventando una moda parlarne nei salotti di Vienna. Del resto, ancor oggi i freudiani più convinti vedono nella fioritura delle scienze neurologiche in quel periodo il fertile terreno dal quale è nata la nuova scienza e giudicano la "comunicazione » come la prima pietra della sua costruzione.

Nel 1895, tre anni dopo la « comunicazione », Freud e Breuer danno alle stampe il volume Studi sull’isteria nel quale viene ripreso il testo della "comunicazione", corredato da una più ampia casistica nonché da due saggi, uno di Breuer, sul concetto di isteria, l’altro di Freud sulla psicoterapia.

L’anno seguente, 1896, si conclude quello che si potrebbe definire il « noviziato » di Freud come scienziato. Si conclude anche, drasticamente, l’amicizia con Breuer.
Nella sua autobiografia Freud liquida in poche righe l’episodio della rottura con l’amico e mentore: «Si erano stabiliti fra noi legami d’intimità, ed egli mi divenne amico e sostegno nelle difficoltà della vita. C’eravamo abituati a mettere in comune i nostri interessi scientifici, e naturalmente ero io che più guadagnavo in questi nostri rapporti. La psicoanalisi, nel suo sviluppo, mi è costata più tardi la perdita della sua amicizia. Non mi è stato facile pagarla a un simile prezzo, ma non avevo altra scelta».

Il peso delle vicende personali
Nel breve volgere di alcuni decenni, la psicoanalisi, che all’inizio sembrava una delle molteplici terapie delle malattie nervose, si trasforma, nelle mani stesse del suo fondatore, in movimento scientifico, per risolversi infine, secondo una interpretazione, respinta peraltro da Freud, nella matrice di una corrente filosofica da molti affiancata al marxismo e collocata fra le maggiori idee guida del nostro secolo.

A partire dagli ultimi anni dell’800, diventa pressoché impossibile agli autori che trattano di Freud e del suo pensiero, scindere la storia della psicoanalisi dalle vicende personali del professore viennese, tanto strettamente essi sono legati. La nascita stessa della psicoanalisi è causata dalla particolare situazione psicologica dello studioso.

Verso i quarantacinque anni, Freud soffrì di disturbi nervosi - del tipo definito «creativo», caratteristico di artisti e scienziati - e si sottopose per anni a una rigorosa autoanalisi, rievocando tutta la sua vita, fino a risalire alla più tenera infanzia, e interpretando i suoi stessi sogni.

Nello stesso periodo, Freud vive un’esperienza destinata a lasciare una profonda traccia nella sua vita e nella sua attività scientifica. Si tratta della straordinaria amicizia che lo lega al medico e biologo berlinese Wilhelm Fliess.
Incontratisi nel 1887 per questioni professionali, i due scienziati rimasero per anni in rapporti epistolari. Questa corrispondenza, dalle coloriture affettive a volte molto marcate, ebbe un peso notevole sull’evoluzione scientifica di Freud, che risultava favorita dal mutuo scambio di idee ed esperienze.

Va intanto affermandosi nella Vienna fin de siècle la Terapia psicoanalitica. Nata nel 1896 quando Freud, staccatosi da Breuer elabora, sulla base di sue personali ed altrui esperienze, una nuova teoria per spiegare l’insorgere della malattia nervosa, questa terapia viene da Freud stesso proposta come metodo di cura non soltanto dei sintomi del male - come succedeva con i sistemi usati fino allora - ma del male stesso.

Per indicare i disturbi nervosi, ritorna ora in voga il termine « nevrosi » che ha un significato più ampio del termine « isteria ». Introdotto nel linguaggio clinico dal medico scozzese William Cullen nel 1769, il vocabolo « nevrosi » definiva le malattie del « sistema da cui dipendono movimento ‘e pensiero)) e che si manifestano "senza essere accompagnate da febbre od alterazioni organiche ». Per Freud, nella nuova dimensione psicoanalitica che si sta affermando, con la parola « nevrosi » si intende « il disturbo psicologico derivante da un insuccesso dell’individuo nel tentativo di superare una situazione di conflitto interiore o di urto con la realtà esterna ».

La teoria proposta da Freud per l’interpretazione della nevrosi parte dal presupposto che nell’uomo, sano o ammalato che sia, convive, a fianco della coscienza una zona inesplorata: l’inconscio.
Questo termine, già ampiamente usato nel linguaggio filosofico, viene così introdotto per la prima volta in quello scientifico.
Fra la coscienza e l’inconscio è situata una terza zona, il preconscio, una specie di coscienza latente, che sfugge a una più precisa classificazione.
Nell’inconscio si accumulano i ricordi di tutte le esperienze negative che ogni uomo vive nella sua esistenza, e che la coscienza cerca di ignorare.
Quando il conflitto fra la coscienza che rifiuta certi ricordi e l’inconscio che li ripropone in forma spesso indecifrabile, si fa insostenibile, scoppia la nevrosi.

Ampliando lo studio sui suoi pazienti e approfondendo nello stesso tempo l’autoanalisi, Freud giunge a formulare tre nuove affermazioni:

1. i sogni sono manifestazioni decifrabili dell’inconscio;
2. l'origine dei traumi che hanno provocato la nevrosi risale sempre al periodo infantile, anzi ai primissimi anni di vita;
3. all’origine della sintomatologia nevrotica ci sono sempre traumi di marca sessuale.

Nonostante l’interesse suscitato dalla sua dottrina, quando, nel 1899, Freud pubblica l’opera che egli stesso giudica la sua migliore, L’interpretazione dei sogni, essa passa quasi inosservata nell’ambiente scientifico viennese.

Verso il 1902, la nevrosi di Freud è ormai superata, e ciò appare anche dai suoi scritti e dalle sue lettere. Rinfrancato e forte del ritrovato equilibrio psicologico, Freud rompe tutti i rapporti con l’amico Fliess, mentre la psicoanalisi compie un decisivo passo in avanti. Sembra destino che ogni sua conquista costi allo scienziato il sacrificio di un’amicizia.
Nominato professore straordinario dell‘Università viennese, proprio nel 1902 Freud raggruppa intorno a sé alcuni giovani scienziati cresciuti alla sua scuola:
Kahane, Reitler, Steckler e. Adler (che più tardi si staccherà dal gruppo). Il luogo d’incontro dei cinque è la casa di Freud, dove si ritrovano ogni mercoledì per discutere questioni scientifiche. Il gruppo si autodefinisce « Società psicoanalistica del mercoledì ». Nasce qui il movimento psicoanalitico.

La tecnica della psicoanalisi
La psicoanalisi come terapia, anche e soprattutto dopo il 1902, resta comunque lo scopo primario del nuovo movimento scientifico. Di anno in anno anzi la tecnica psicoanalitica si va perfezionando ed assume infine alcune caratteristiche precise, anche se suscettibili di successive evoluzioni.

Una seduta psicoanalitica classica ha, in concreto, questo svolgimento: il paziente viene invitato dal terapeuta a sdraiarsi su un divano mentre il terapeuta stesso si siede dietro le sue spalle.
Il terapeuta illustra al paziente il comportamento da tenere e cioè gli spiega che deve
esprimere ad alta voce qualunque idea gli passi per la mente, senza esercitare alcun controllo critico, in piena libertà.
All’inizio, il paziente cercherà di evitare lo stabilirsi di un rapporto con l’analista, rifiutando più o meno apertamente di esprimersi. In seguito, e gradualmente - il processo iniziale può durare settimane o mesi - il paziente si abitua a superare questo atteggiamento di rifiuto e incomincia a provare piacere nel parlare a caso.
Gli si affollano alla memoria impressioni, ricordi, fantasie che espone disordinatamente, compiendo spesso salti logici e manifestando nel suo discorso incongruenze e contraddizioni.
Nella fase successiva, il paziente viene fatto
risalire con la memoria alla sua primissima infanzia e racconta di sogni antichi e recenti, mentre ai suoi occhi l’immagine dello psicoanalista appare deformata per assumere di volta in volta caratteristiche di censura, di amicizia, di indifferenza.
In questa fase, e in quella successiva, l’analista propone al paziente varie interpretazioni dei suoi atteggiamenti e delle sue reazioni di fronte a determinate situazioni, e il paziente è lasciato libero di accettare o respingere queste spiegazioni.
In caso di rifiuto è tuttavia indispensabile analizzare questo rifiuto e scoprirne le cause.

Quando poi il paziente incomincia a trasferire sul terapeuta la sua carica emotiva (ciò che in linguaggio psicoanalitico si definisce transfert o traslazione), ci si avvicina alla fine del trattamento è però indispensabile che anche l’atteggiamento di transfert venga analizzato e utilizzato ai fini terapeutici. L’analisi della traslazione porta, infatti, alla soluzione della nevrosi.

Durante il trattamento, l’analista deve conservare un netto distacco dal soggetto, pur restando disponibile per ogni tipo d’aiuto psicologico ed interpretativo, senza tuttavia lasciarsi mai coinvolgere dalle vicende del paziente.
A questo scopo, è importante che l’analista stesso, prima di iniziare la sua attività professionale, e periodicamente durante l’attività stessa, si sottoponga a psicoanalisi per avere un perfetto controllo delle sue facoltà mentali, e per prendere coscienza diretta della terapia da usare.

Una nuova concezione dell’uomo e della storia
Dal 1902 in poi, il cammino della psicoanalisi prosegue, se non trionfale, certo spedito. Il nome di Freud sta ormai diventando una bandiera.

Nel 1904 il fondatore della psicoanalisi raggruppa in un volume, dal titolo Psicopatologia della vita quotidiana, una serie di articoli apparsi su una rivista psichiatrica a partire dal 1898. L’opera ottiene un buon successo e viene tradotta in vari paesi.

Nel 1905 esce il volume Tre saggi sulla teoria sessuale, dove si esaminano tre aspetti diversi della sessualità: quello delle deviazioni sessuali (omosessualità, perversione, varietà normali della sessualità); quello della sessualità infantile; quello della sessualità puberale.
Compare in quest’opera la teoria della libido, o impulso sessuale, studiata nella sua origine e nel suo evolversi. Con "I Tre Saggi", commenta in La scoperta dell’inconscio (Boringhieri 1972) Henri F. Ellenberger, professore all’Università di Montreal, esponente dell’indirizzo psichiatrico esistenziale, « apparvero nel mezzo di un’ondata di letteratura contemporanea sulla sessuologia e furono accolti favorevolmente.
La principale originalità di Freud fu di sintetizzare idee e concetti che per la maggior parte erano sparsi e parzialmente organizzati, e di applicarli direttamente alla psicoterapia ».

In occasione del cinquantesimo compleanno del Maestro, il 6 maggio 1906 i suoi discepoli gli fanno dono di un medaglione con il suo ritratto. è una nuova, concreta dimostrazione del prestigio raggiunto. Nel 1907, CarI Gustav Jung e Ludwig Binswanger, assistenti del celebre neurologo svizzero Eugen Bleu, di ritorno a Zurigo dopo una visita a Freud, fondano il gruppo psicoanalitico zurighese. 111908 segna la trasformazione della casalinga «Società del mercoledì» in «Società psicoanalitica di Vienna». Il 26 aprile di quell’anno, si riunisce a Salisburgo il 1° «Convegno di psicologia freudiana» che gli esegeti del movimento psicoanalitico indicheranno poi come primo congresso di psicoanalisi. Nella stessa epoca nasce il primo periodico psicoanalitico.

La fama di Freud ha ormai risonanza mondiale. Stanley Hall, rettore della Clark University di Worchester (Massachussets) lo invita a recarsi negli Stati Uniti, con i colleghi Jung e Ferenczi, per un ciclo di conferenze. Freud accetta l’invito e parte per l’America nel corso del 1909.

La consacrazione ufficiale della psicoanalisi come movimento di idee a livello mondiale avverrà l’anno dopo, 1910. In occasione del Il Congresso internazionale, tenutosi a Norimberga, la « Società psicoanalitica di Vienna » cambia nome ancora una volta per assumere la significativa etichetta di « Associazione psicoanalitica internazionale ».
E ancora una volta, puntualmente, il progredire degli studi crea una fattura tra Freud e i suoi amici. In quest’occasione e Adler che se ne va, nel 1911, seguito, nel 1913 da Jung. Ambedue fonderanno due scuole psicoanalitiche e prenderanno la testa di movimenti "eretici" rispetto a quello freudiano, ma non per questo meno fortunati.

Sempre nel 1913, era uscita un’altra delle opere fondamentali di Freud: Totem e tabù. Il tema questa volta non era più. l’analisi della psiche umana. Freud sconfinava apertamente nel campo della sociologia e della storia, applicando la teoria dello sviluppo psichico umano dall’infanzia all’età adulta, allo sviluppo dell’umanità, dalla preistoria alla storia.

I successivi anni di guerra, anche se turbarono profondamente Freud, non bloccarono le sue capacità speculative. ~ del 1918 il volume Psicologia delle masse e analisi dell’Io, nel quale Freud afferma tra l’altro: «Il sentimento sociale sta nella trasformazione di un sentimento precedentemente ostile in un attaccamento positivo sotto forma di identificazione... tutti gli individui vorrebbero essere uguali, ma anche essere governati dalla stessa persona». Opere come questa verranno in seguito indicate come manifestazioni del risvolto filosofico del pensiero freudiano, ma non mancheranno di sollevare serie perplessità fra i cultori della psicoanalisi terapeutica.

Nel 1919 il maturo scienziato riceve la nomina di Professore Ordinario dell’Università di Vienna, massimo grado accademico.
Sta intanto lavorando all’opera che sarà giudicata la sua più importante del dopoguerra: Al di là del principio del piacere, uscita nel 1920.
L’uomo, sostiene Freud nel suo scritto, non è spinto all’azione soltanto dalla libido, cioè dagli impulsi erotici, ma da un’altra forza altrettanto potente: l’impulso di morte, che riassume tutti gli impulsi distruttivi.
L’accoglienza alla nuova teoria è sul primo momento controversa. Anche i seguaci più fedeli contestano al maestro una contraddizione là dove egli include fra gli impulsi vitali dell’uomo quello di morte. Le discussioni saranno tuttavia sopite dall’uscita di una nuova opera, L’io e l’Es, pubblicata nel 1923 e destinata a raccogliere quasi unanimi consensi, nonostante proponga un ribaltamento delle teorie psicoanalitiche fino allora sostenute.

Alla concezione dei tre strati psichici: conscio, preconscio e inconscio, Freud sostituisce una nuova concezione.
La vita psichica dell’uomo, afferma, è la risultante dell’azione combinata di tre postulati:
l’io, l’Es, il Superio. L’Io raccoglie e coordina i processi mentali, è in parte conscio e in parte inconscio. L’Es (questa paroletta non è che il pronome personale neutro della lingua tedesca) è il punto di confluenza degli impulsi repressi, dei sentimenti inconsci, delle fantasie. Il SuperIo è l’istanza che impone le norme morali e ne punisce la trasgressione. Conclude Freud: l’Es, il SuperIo. L’Io raccoglie e coordina i processi morale, il SuperIo può essere ipermorale e diventare quindi tanto crudele quanto può esserlo solo l’Es ».

Proprio durante il 1923, si manifestano i primi sintomi del cancro al palato che lo costringerà a subire, nei successivi sedici anni, ben trentatré interventi chirurgici. Neppure la malattia riesce però a frenare la sua attività. Negli anni fra il 1924 e il 1938 pubblica ancora numerose opere di notevole interesse.
Intanto il nazismo dilaga per tutta la Germania trascinandosi appresso il più feroce e ottuso antisemitismo. Nel 1933 le opere di Freud vengono bruciate in piazza a Berlino. Un grave episodio che colpisce duramente il vecchio scienziato.
Gli amici viennesi lo supplicano di lasciare la capitale austriaca dove l’atmosfera d’intolleranza si fa sempre più pesante. Ma soltanto nel 1938, dopo l’Anschluss, e la conseguente invasione nazista dell’Austria, egli decide a riparare in Inghilterra. « Il senso di trionfo per la liberazione è troppo intimamente connesso al dolore, poiché ho sempre profondamente amato la prigione dalla quale mi han fatto uscire », scriverà a un amico da Londra.
Ridotto ormai quasi a una larva, il mostro sacro si spegne il 23 settembre 1939, a 83 anni. La sua salma sarà cremata, senza cerimonie, nel Golden Green Crematorium di Londra.


A più di un secolo dalla nascita, la psicanalisi è più viva che mai. «Le teorie fondamentali rimangono sostanzialmente le stesse. anche se sono state arricchite nel tempo» spiega Stefano Bolognini, segretario scientifico nazionale della SPI (Società psicanalitica italiana). Ma ci sono anche prove concrete a sostegno della psicanalisi? Si può essere certi che sia efficace? «E impossibile misurare le dinamiche psichiche con i procedimenti sperimentali della fisica, ma cent’anni d’esperienze cliniche documentate ormai non lasciano dubbi. Infatti gli analisti di qualsiasi corrente concordano con le interpretazioni fondamentali». Ecco quali sono.

TUTTO NASCE DALL’INCONSCIO
Il concetto chiave della psicanalisi è quello dell’inconscio: un concetto elaborato prima di Freud ma divenuto soltanto con lui una costruzione teorica rigorosa. In pratica l’inconscio è la parte più profonda della psiche, della quale l’individuo non ha coscienza, ma che ne condiziona gli affetti e i comportamenti. Molti problemi nascono da lì, ed è per questo che non è facile, per chi ne soffre, capirli. Il lavoro dello psicanalista consiste proprio nell’aiutare il paziente ad analizzare il suo inconscio e nel renderlo quindi cosciente dei suoi problemi. Questo avviene attraverso lo studio delle espressioni dell’inconscio, come, per esempio, i sogni oppure i lapsus.

CENSURA NATURALE
Un’aggressione, l’invidia di una sorella per i successi del fratello, il rancore verso la propria madre... Tutti hanno vissuto traumi e coltivano sentimenti negativi dei quali non hanno memoria o consapevolezza. Secondo gli psicanalisti. questo accade a causa della cosiddetta censura: non si registra, in pratica, ciò che risulta troppo doloroso ma si tende a confinare il tutto nell’inconscio. È un meccanismo naturale, anche se c’è chi ne abusa, arrivando a perdere completamente il contatto con le proprie emozioni (nevrotici ossessivi). E chi, al contrario, non esercita più alcuna censura: come nelle malattie mentali (sindromi psicotiche) in cui l’inconscio deborda senza controllo, scatenando allucinazioni e deliri.

ISTINTO, REGOLE E RAGIONE
La psicanalisi distingue tre aree fondamentali nella psiche e le definisce con nomi molto particolari: l’istinto (detto "es"), la ragione ("io"), le regole morali ("superio"). Ma di che si tratta, in concreto? Per rispondere si ricorre al classico esempio automobilistico: l’io razionale è il pilota attento a evitare incidenti, l’es, cioè la somma dei comportamenti istintivi, corrisponde al motore della vettura. Il superio, infine, viene paragonato al vigile che impone il rispetto delle regole: è la parte della nostra personalità che ci richiama continuamente al rispetto degli imperativi morali fondamentali e ci fa sentire in colpa se non li rispettiamo. Nelle persone equilibrate i tre elementi convivono serenamente, ma se uno dei tre prevale (o soccombe), possono nascere seri disturbi.

INTERPRETARE I SOGNI
Così come la medicina analizza i sintomi delle malattie, la psicanalisi basa le sue diagnosi sulle manifestazioni dell’inconscio e in particolare sui sogni. Gli scienziati non hanno ancora scoperto quale sia la funzione fisiologica del sonno Rem, comune a quasi tutti i mammiferi, che dura tra i cinque e i dieci minuti e nel quale si concentra la maggior parte dei sogni Si ritiene che nella fase Rem si consolidino le nozioni apprese durante il giorno.
L’interpretazione psicanalitica non è del tutto diversa: gli eredi di Freud ritengono che i sogni servano sì a "digerire" le nuove esperienze, ma soltanto dal punto di vista emotivo. Un esempio: dopo un incidente stradale spesso le vittime non riescono a ricordare l’evento. E solo quando lo rivivono in sogno imparano ad accettare l’accaduto superando il trauma.

LIBIDO INFANTILE
Anche il sesso svolge, secondo Freud, un ruolo determinante nella nostra personalità. non soltanto in età adulta. I bambini scoprono il mondo via via, soprattutto attraverso le esperienze piacevoli: all\rquote inizio succhiano il latte dal seno materno e quote assaggiano qualsiasi oggetto abbiano intorno (fase definita orale). Quindi imparano a controllare gli sfinteri (fase anale) e a provare sensazioni piacevoli toccandosi i genitali - (fase genitale). Sono tappe importanti: il bambino che le vive tutte senza ostacoli sperimenta a poco a poco le proprie emozioni, impara a gestirle e probabilmente diventerà un adulto sereno. Eventuali incidenti di percorso, però, possono determinare problemi seri. Per esempio, chi da piccolo viene rimproverato dai genitori perchè si tocca zone proibite in futuro potrebbe vivere la sessualità con senso di colpa. Chi poi è sottoposto ad abusi sessuali, corre un rischio ancora più elevato: può nascere un blocco totale della sessualità, oppure la spinta a rivivere la violenza subìta ma, questa volta, dalla parte del carnefice. Non a caso il 90 per cento dei serial killer, secondo l' FBI, ha subìto abusi durante l' infanzia.

DUE COMPLESSI DI BASE
Alla base della psicanalisi stanno due ‘complessi": strutture psichiche che si formano durante l’infanzia e agiscono poi per tutta la vita psichica dell’adulto. Fra i tre e i cinque anni il bambino sceglie il genitore del sesso opposto al proprio come oggetto dei suoi desideri sessuali. E prova. in modo più o meno consapevole. gelosia, ostilità. rancore verso l’altro genitore. E quello che la psicanalisi definisce complesso d’Edipo, dal personaggio della tragedia greca che, sia pure inconsapevolmente. uccide il padre e sposa la madre. Il conflitto si risolve quando il piccolo accetta di essere tale, non si mette cioè più in competizione con un adulto e aspetta di diventare grande per soddisfare i propri desideri. Non tutti i bambini, però, riescono a ragionare così: molti tendono a credere che gli adulti siano sempre stati tali, e che loro invece rimarranno piccoli per sempre. In questo caso, il conflitto edipico non viene superato e potrebbe ripetersi nei rapporti affettivi adulti. Per esempio con il terrore di non riuscire a suscitare amore o di valere meno degli altri uomini (o delle altre donne). L’altro complesso. quello di castrazione, è invece molto discusso: per Freud sarebbe legato alla scoperta della differenza tra i sessi, per cui la bambina vive la mancanza del pene come una menomazione e il bambino teme inconsciamente di essere evirato dal padre a causa del proprio desiderio per la madre.

LAPSUS "FREUDIANI"
Dimenticare un appuntamento, sbagliare una parola o sostituirla con un’altra: non si tratta di semplici errori. ma di impulsi che sfuggono al controllo razionale e che arrivano dall’inconscio. Esempio: se un professore all’università dichiara: «E una vera noia (anziché gioia) illustrare i meriti del mio stimato predecessore». significa che, in realtà, non ha affatto voglia di lodare il collega.

ASSOCIAZIONI
In terapia è importante ciò che il paziente dice, ma anche la sequenza dei suoi pensieri. E più essi sono privi di controllo, più il terapeuta comprende ciò che la persona prova realmente: anche le associazioni libere, infatti, sono canali aperti verso l' inconscio. Un esempio: il paziente deve pagare l\rquote analista e. magari senza rendersene conto, è arrabbiato per questo. All' inizio parla del suo rancore verso il capo che gli ha rifiutato l' aumento, poi all' improvviso parla della stanza in cui si trova "c' è un nuovo quadro" ... Ha trasferito la sua ostilità dall' ufficio alla seduta, lasciando trasparire il motivo vero del disagio.

L’ANALISTA COME UN PADRE
Tutti gli psicanalisti concordano: la terapia funziona grazie al cosiddetto "transfert", meccanismo che spinge il paziente a instaurare con l’analista le stesse dinamiche affettive dell'infanzia. Se, per esempio, aveva un padre autoritario, tenderà a considerare tale il terapeuta. Solo riprovando queste sensazioni e comprendendone l’origine. è possibile liberarsi dei fantasmi del passato e imparare a vivere i rapporti in modo adulto.


LE PRINCIPALI SCUOLE PSICOANALITICHE

JUNG: INCONSCIO COLLETTIVO
Lo svizzero Cari Gustav Jung, allievo di Freud, si stacca dal maestro nel 1912. Jung ritiene che, per capire le dinamiche della psiche, la sola considerazione della storia personale del paziente non sia sufficiente: esiste anche un inconscio collettivo, cioè elementi inconsci comuni a tutti, e addirittura "archetipi" (cioè impronte culturali primordiali) ricorrenti nella storia. Attraverso questa chiave di lettura sì Interpretano i sogni e le fantasie del paziente.

ADLER: PAURA DEGLI ALTRI
Anche Alfred Adler abbandona Freud nel 1912. Motivo: ritiene poco importante scoprire l’origine dei problemi, e più utile invece arrivare a una conoscenze pratica di se stessi. Perciò fonda la "psicologia individuale". Per Adler, le nevrosi derivano da conflitti tra complessi di inferiorità e di superiorità che coinvolgono già i bambini di 5 anni. Compito dell’analista è bilanciare le nevrosi che ne scaturiscono con il cosiddetto "sentimento del sociale".

LACAN: LA VERITÀ E’ NELLE PAROLE
Nel 1953 il francese Jacques Lacan fonda la Société francaise de psychanalyse, poi trasformata in Ecole freudienne de Paris Secondo Lacan, l’uomo è un "animale in preda al linguaggio". E la verità si trova proprio nelle parole: si svela nelle allusioni, nei lapsus, nelle dimenticanze... Attraverso queste interpretazioni, l’analista deve aiutare il paziente a ristabilire la continuità della propria storia, dando un significato a ciò che prima gli era oscuro.

REICH: IL SESSO, ENERGIA POSITIVA
Lo psicanalista austriaco Wilhelm Reich porta all’estremo la teoria di Freud sulla sessualità. Reich sostiene che la libido è una vera e propria energia organica. E che eventuali ingorghi di energia psicofisica determinano nevrosi e malattie costituzionali. La cura: la "vegetoterapia carattero-analtica" che prevede indagini verbali, ma anche esercizi fisici (soprattutto di respirazione), per far rifluire la positiva energia sessuale.


Torno a Casa