Breve Storia
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Breve Storia

Di Milano

 

Piccola Guida
Storica

 

Breve Storia di Milano
(Tratto da "Ti racconto Milano" di Franco Fava – ediz. Libreria Milanese)

ANNI

PERIODO

EVENTI e PERSONAGGI

Fondazione

Insubri 10.000 ac

 
 

Etruschi dal 600 ac

 
 

Celti dal 400 ac

Belloveso, mitico fondatore

Milano Romana

Dal 222 ac al 402 dc

Capitale dell'Impero dal 286 dc

Milano Cristiana

Dal 52 dc

S.Barnaba
 

313

Editto di Costantino
 

dal 339 al 397

S.Ambrogio

I Barbari

Dal 402

Unni, Goti, Longobardi
Franchi (Carlo Magno)

Il Comune

Dal 1085

Ariberto da Intimiano
 

1158

Il Barbarossa
(Federico I di Svevia)
 

1176

Lega Lombarda
 

1183

Pace di Costanza
Autonomia dall'Impero

La Signoria

1277

Visconti – Biscione e Navigli
 

1368

Inizio costruzione Castello
 

1386

Inizio costruzione Duomo
 

1450

Sforza
 

dal 1480

Ludovico il Moro
Leonardo a Milano

Gli Invasori

Dal 1502

Francesi (Peste 1528)
 

Dal 1559

Spagnoli
 

1565-1584

S.Carlo Borromeo
(Peste 1576 e 1629)
 

dal 1714

Austriaci
Imperatrice Maria Teresa

Napoleone

1796

Repubblica Italiana dal 1802

Il Lombardo Veneto

1814-1848

Indipendenza dall'Austria
"5 Giornate" nel marzo 48

L’Unità d'Italia

1859-1860

 

Qui c'e' una Cronologia più dettagliata


Fondazione e Nome
(Tratto da "Ti racconto Milano" di Franco Fava - Ediz. Libreria Milanese)

In tempi antichissimi (gli studiosi parlano di ben 600.000 anni fa) tutta la zona che oggi chiamiamo Pianura Padana, e quindi anche Milano, era coperta dalle acque del mar Mediterraneo; tant'è vero che nel corso di alcuni scavi archeologici effettuati in città sono state ritrovate conchiglie fossili in abbondanza.
Poi il mare si prosciugò, si formò la pianura, dove lentamente l' uomo preistorico cominciò ad insediarsi, dal momento che, pur presentando zone paludose e malsane, possedeva grandi aree molto fertili e particolarmente adatte all' insediamento umano.
Nella zona in cui fu fondata Milano, in circa 20.000 anni si susseguirono vari popoli: Liguri, Umbri, Veneti, Insubri, Etruschi e, da ultimi, i Galli.

Ma, Milano, quando fu fondata? Pare che gli Insubri fossero particolarmente portati alla creazione di piccole borgate: è probabile che siano stati proprio loro ad erigere le prime capanne di Milano, circa 10.000 anni or sono.
Non si trattava che di un piccolo villaggio di cacciatori e agricoltori, gente pacifica e laboriosa che, all' arrivo dei bellicosi Etruschi, circa 600 anni prima di Cristo, dovette giocoforza fuggire e cedere il passo.
Il dominio etrusco nella Pianura Padana durò poco più di 200 anni: nel 396 a.C. I Galli (più esattamente i Celti) superarono le Alpi, sbaragliarono gli Etruschi a Melpum, forse l'attuale Melzo, e si stabilirono al centro della pianura lombarda.
Secondo l' autorevole storico romano Tito Livio, furono proprio i Celti a fondare la città di Milano, con buona pace degli anonimi agricoltori insubri, nella persona del loro condottiero Belloveso.
C'è invece chi preferisce pensare che i fondatori fossero addirittura due: i capitani galli Medo e Olano, che, d' amore e d' accordo, avrebbero deciso di chiamare la nuova città Medolano, dalla fusione dei loro due nomi.
E qui si aggancia un interrogativo ben più complesso di quanto non sia quello della fondazione: quello del nome. Pensate, sono state discusse net tempo almeno venticinque versioni, per tutti i gusti, che noi non staremo certo ad elencare.

Ci limiteremo a ricordare la più fantasiosa e le due più attendibili.
La prima vuole che il nome Mediolanum derivi da un bizzarro animale che viveva nel luogo dove la città fu edificata: una specie di scrofa semicoperta di lana (
in medio lanae).
Non si tratta evidentemente che di una leggenda, risalente al IV secolo d.C., consacrata anche da quello che probabilmente fu il primo stemma della città. L' emblema della scrofa è tuttora visibile su un bassorilievo murato nel secondo arco del Palazzo della Ragione, in Via Mercanti.
Tornando con i piedi per terra, c'è chi deriva il nome di Milano dal tedesco Mai-Land, paese di maggio (pare infatti che i Galli avessero invaso l'Insubria nel mese di maggio). La versione forse più attendibile fa invece derivare il latino Mediolanum dal celtico medio-lan(n), (corrispondente al latino
planus): paese in mezzo alla pianura, luogo di mezzo, cioè centro di convegno delle tribù galliche del territorio.
Dal latino Mediolanum si arriva poi alla forma italiana Milano.


Milano Romana
(Tratto da "Milano Romana" di Alessandro Colombo – ediz. Libreria Meravigli)

E’ interessante sapere che Milano fu una città dell'Impero Romano così importante da diventarne la capitale durante il periodo dal 286 al 402 dc. Come tutte le città di allora era cinta da mura, di cui oggi non rimangono tracce, ad eccezione di alcuni frammenti visibili nel cortile del Museo Archeologico di Corso Magenta.e della torre detta di Ansperto, visibile anche da via Ansperto verso l’incrocio con via Luini.

  • E’ stato tuttavia possibile ricostruire l’antico tracciato, che correva per le seguenti vie: Cusani, del Lauro, Filodrammatici, Marino, Agnello, Pattari, delle Ore, Pecorari, Paolo da cannobbio, Rugabella, Disciplini, San Vito, San Sisto, Morigi, Brisa, San Giovanni sul Muro, Largo Cairoli.

    Vi erano, secondo l’uso, 4 porte principali: Romana (tra Corso di porta Romana e Via Paolo da cannobio), Ticinese (al Carrobbio), Vercellina (all’incrocio tra Via Meravigli e San Giovanni sul Muro) e presso Piazza della Scala.

  • Ulteriori notizie su queste mura e sul loro successivo ampliamento ad opera dell'imperatore Massimiano si trovano sul cartello turistico piazzato alla porta del Museo Archeologico di Corso Magenta.

  • E’ pure ancora riconoscibile il classico impianto urbanistico romano che prevedeva due viali principali ad angolo retto: il CARDO, da Nord a Sud, identificabile nell’odierno tracciato delle vie Santa Margherita, Cantù, Zecca Vecchia e Nerino e il DECUMANO, da Est a Ovest, che corrisponde alle vie Santa Maria alla Porta, Santa Maria Fulcorina, e del Bollo. All’incrocio si trovava il FORO, nell’odierna Piazza del Santo Sepolcro.

    E’ curioso notare che Cardo e Decumano non sono orientati esattamente secondo le direzioni N-S e E-O e che il tracciato delle mura non è regolare; ciò probabilmente per volontà dei Romani di rispettare il precedente disegno dell'antico villaggio dei Galli. E’ da notare anche l’angolo retto della Via disciplini e della parallela Via Cornaggia, che pare ricalchi ancora, dopo quasi 2000 anni, l’angolo delle vecchie mura.

  • Delle classiche costruzioni romane (Terme, Circo, Arena, Mura) sono rimaste solo piccole tracce, perlopiù reperibili negli scantinati degli edifici più moderni: ad esempio il Teatro è sotto il palazzo della Borsa, in Piazza Affari (si veda il bel cartello murato sul lato Ovest del Palazzo stesso) mentre di Terme, Circo e Arena sono visibili solo alcuni bassi muri di mattoni e pietre nelle vie omonime. Il Circo, in particolare, è stato utilizzato come cava di pietre già squadrate per rimediare ai guasti del Barbarossa !Sono in corso progetti di restauro e valorizzazione. Le chiese, in particolare quelle fondate direttamente da S.Ambrogio, sono invece tuttora ben conservate.

    I principali monumenti romani sono indicati su questa mappa:


    Milano Cristiana
    (Tratto da "Ti racconto Milano" di Franco Fava - Ediz. Libreria Milanese)

    Il 13 marzo dell' anno 52 d.C. un umile pellegrino giunse alle porte di Milano. Pareva uno dei tanti poveretti che, stanchi laceri e polverosi, giravano il mondo in cerca di fortuna. Ma questo non era come gli altri: portava con sé una novità straordinaria e per quei tempi rivoluzionaria: il ristianesimo.
    Gesù Cristo era stato crocifisso da neppure vent' anni e i suoi apostoli, sorretti dalla sola fede, osteggiati e derisi, stavano faticosamente diffondendone la dottrina nel mondo pagano:
    Barnaba, figlio della consolazione, il nostro pellegrino, faceva parte di quel pugno di uomini.
    Dopo aver conficcato il bastone in un grosso masso, nella boscaglia che si stendeva davanti a Porta Argentea (l' attuale Porta Ticinese), iniziò la sua predicazione tra i pellegrini e i viandanti; dopo di che si decise finalmente ad entrare in città, ed al suo passaggio tutte le statue degli dei pagani si frantumarono in segno di deferenza. Il miracolo destò una certa impressione, tanto e vero che le autorità cittadine decisero che forse era meglio chiudere un occhio: cosi Barnaba potè tranquillamente continuare la sua missione, tanto che viene ricordato come il
    protovescovo di Milano.
    Dopo sette anni lasciò la carica al discepolo Anatalone, partì per Bergamo, andò poi a Brescia, quindi in altre città, finchè non fece ritorno a Cipro, sua patria, dove fu martirizzato dagli ebrei nel 63 d.C.
    E' curioso notare che il 13 di marzo viene tuttora festeggiato con un mercato di fiori e alimentari detto
    "El Tredezin de Marz".

    Il cristianesimo iniziò cosi la sua fantastica ascesa anche a Milano. Ed anche se quella di San Barnaba in fondo non è che una leggenda, risponde certamente al vero quando afferma che la dottrina potè diffondersi con una certa tranquillità. I primi nuclei di cristiani si radunavano in associazioni che avevano il crisma della legalità (sodalizi funerari) ufficialmente sorti per garantire conveniente sepoltura ai propri soci e autorizzati dallo Stato.
    Le autorità erano certo al corrente delle pratiche religiose che si svolgevano all' interno di questi cimiteri, ma chiudevano spesso un occhio. Presto però iniziarono le persecuzioni, i cimiteri furono confiscati, alcuni cristiani arrestati e martirizzati. Tra di essi ricordiamo il vescovo
    Calimero, ucciso a furor di popolo e gettato in un pozzo.
    La repressione otteneva pero sempre gli effetti contrari: passata la sfuriata i cimiteri ritornavano alle loro funzioni con un numero maggiore di adepti e la Chiesa cattolica si ingrandiva. Alla fine delle persecuzioni (l' ultima, particolarmente violenta, fu quella ordinata da Diocleziano nel 311) la Chiesa milanese era ormai potentissima e il vescovo metropolita estendeva la sua giurisdizione in Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia.

    Nel 313 infine Milano fu testimone di un fatto storico di grandissima importanza: gli augusti Costantino e Licinio promulgarono un editto con il quale veniva concessa piena libertà di culto ai cristiani e veniva restituita al clero ogni sua proprietà.

    La Chiesa cattolica riceveva cosi il suo definitivo riconoscimento e chiudeva nello stesso tempo il suo periodo eroico. Nel 355 Costantino II avrebbe proibito tutti i culti pagani ed infine, con un altro editto promulgato a Milano, nel 391 Teodosio li avrebbe prescritti definitivamente.
    Le testimonianze principali giunte sino a noi sono soprattutto le chiese fondate da S.Ambrogio =
    S.Ambrogio, S.Simpliciano, S.Nazaro, S.Eustorgio.
    Altre tracce sono reperibili nell'
    elenco cronologico di edifici e monumenti.


    I Barbari
    (Tratto da "Ti racconto Milano" di Franco Fava - Ediz. Libreria Milanese)

    Quando i barbari, popoli soprattutto germanici che da tempo minacciavano i confini del fragile impero romano, cominciarono a superare le Alpi, la capitale dell' impero d' Occidente venne prudentemente trasferita nella più sicura Ravenna (402).
    Per Milano fu un brutto colpo, soprattutto perchè ne risentirono commercio e industria.
    Perduti i privilegi della capitale, la città vivacchiava alla meno peggio, consolandosi al pe nsiero delle scampate invasioni (Roma, dal suo canto, era stata saccheggiata dai Visigoti di Alarico nel 410) ed aumentando la sua popolazione di diseredati: l' emigrazione dei campagnoli verso il centro cittadino la congestionava, aumentandone vieppiù la miseria.

    Quando però la Pianura Padana fu invasa dagli Unni, comandati da Attila, Milano fu assediata, facilmente espugnata, accuratamente saccheggiata e infine abbandonata come un giocattolo rotto, rigurgitante di profughi affamati.
    L' impero romano stava agonizzando, gli imperatori sfilavano come spettri sul suo traballante trono, fino a che Odoacre, deposto l' ultimo di questi, Romolo Augustolo, rifiutò decisamente di prenderne il posto o di sostituirlo con un uomo di sua fiducia, inviò le sue insegne del potere a Zenone, imperatore d' Oriente, e dichiarò di voler governare l'Italia col solo titolo di patricius.

    Si era nel 476: l' impero romano d' Occidente era finito. Anni difficili, di guerra, miseria e confusione. Quando l' Italia, nel 493, passò nelle mani dei Goti di Teodorico, Milano, che godeva di una certa autonomia amministrativa, si era comunque discretamente ripresa, soprattutto per merito del vescovo Lorenzo, che aveva mirabilmente coordinato le opere di ricostruzione della città, facendo inoltre edificare parecchi luoghi sacri, fra i quali la Basilica del Santi (l' odierna San Babila) e, quasi certamente, il primo nucleo dell'Arcivescovado.

    Lo storico Procopio di Cesarea parla addirittura di 500.000 abitanti, ma probabilmente è più vicina al vero la cifra di 150.000, che già farebbe di Milano una grande metropoli, per quei tempi.
    Allo scoppio della guerra goto-bizantina, la popolazione, spinta dall' arcivescovo Dazio, cacciò dalla città i Goti (ariani) , nella speranza di un aiuto da parte dei Bizantini (cattolici). Milano si preparava ad affrontare uno dei momenti più tremendi della sua storia.

    Era l' anno 539. Il re goto Vitige inviò contro la città ribelle un esercito comandato dal nipote Uraia, che l' assediò per sei mesi, fino a che non si giunse, inevitabilmente, alla resa senza condizioni. La popolazione fu sterminata (Procopio parla, certo esagerando, di 300.000 morti), la città rasa al suolo.
    La guerra finì nel 553 con la vittoria dei Bizantini: ma l' Italia era un cimitero, abitata da povere larve affamate, a volte dedite al cannibalismo.

    Milano fu restaurata in qualche modo dal generale Narsete: ma ormai non era che un villaggio di misere casupole di paglia, stradicciole per le quali non poteva neppure passare un carro, tristi piazzette a prato nelle quali pascolavano gli animali. Un villaggio insignificante, alle porte di un' importante città, sorta sulle rive del fiume Ticino, già capitale del regno goto e tenuta in gran conto dagli stessi bizantini: Pavia.

    Longobardi e Franchi
    Nel 568 l' Italia settentrionale venne invasa dai Longobardi, provenienti dalla Pannonia (parte dell' Austria e dell'Ungheria odierne). Milano cadde nel 569, e proprio a Milano il re longobardo Alboino si volle fregiare del titolo di Signore d'Italia.
    Pavia seppe resistere fino al 572 e quando si arrese fu scelta come capitale. Durante La dominazione longobarda, centro politico della città divenne la
    Curia Ducis (cioè Corte del Duca oggi Cordusio), dimora del duca, signore del ducato di cui Milano era capitale, uno dei trentasei in cui fu diviso il territorio da loro conquistato.

    Non era più da tempo un centro di primaria importanza, ed allora era scaduta ulteriormente, stretta com'era tra Castelseprio, capoluogo di un vastissimo contado, e la capitale Pavia.
    IL mercato, essendo lo sbocco naturale dei prodotti agricoli dell' Oltrepo e della Lomellina, continuava nonostante tutto a conservare una certa vitalità.

    Lentamente, col passare degli anni, i Longobardi finirono col fondersi con la popolazione locale: specialmente i ricchi Longobardi trovarono presto un accordo con i ricchi milanesi, e chi ne fece le spese, al solito, fu il popolo minuto, che non riusciva a distinguere alcuna differenza fra ricco e ricco. Il ceto medio artigiano, disperso nel secolo precedente, riprese faticosamente piede, e con esso il ceto mercantile.
    Le campagne mostravano invece un aspetto desolato: dopo le carestie, le epidemie, Le guerre, i contadini erano ormai pochi, e i Longobardi non si degnavano di coltivare la terra perchè lo consideravano un lavoro servile, quindi non adatto alla loro condizione di dominatori.

    Va ricordato il formarsi, in piena dominazione Longobarda, di una consorteria di lavoratori lombardi, imprenditori edili, capomastri, architetti, muratori, detta dei maestri comacini. Furono i padri dell' architettura Lombarda: divenuti famosissimi, percorsero nei secoli l' Italia intera e l' Europa, giungendo con le loro opere fin nella lontana Svezia.
    Per concludere, i Longobardi furono l' unico popolo barbaro che lasciò un segno indelebile della propria dominazione: anche il nome Lombardia deriva da Longobardia, vale a dire terra dei Longobardi .

    I Longobardi dominarono per 206 anni, durante i quali (ed in particolare modo dopo la conversione al cattolicesimo) avvenne una sorta di fusione tra occupanti e occupati, grazie anche alla possibilità dei matrimoni misti: cosi, quando l' ultimo re Longobardo, Desiderio, venne sconfitto da Carlo Magno e dovette cedergli il trono, non si verificò nessuna fuga: i Longobardi, come gruppo etnico ben distinto, avevano ormai cessato di esistere.
    Comunque l' Italia settentrionale dovette cambiare padrone. Milano tornò a vivacchiare, retta da un conte di seconda categoria, ma ormai in pratica nelle mani del vescovo, che era considerato uno dei maggiori principi d' Italia, nonostante la scarsa considerazione in cui la città era tenuta.

    Infatti, la Chiesa milanese aveva acquisito una grandissima giurisdizione e potenza. Negli anni che seguirono, gli anni della decadenza carolingia, ii suo potere aumentò progressivamente, fino a valicare i confini della diocesi e giungendo a condizionare la vita politica dell' Italia intera.
    Questi popoli non hanno praticamente lasciato tracce architettoniche tuttora visibili, ad eccezione dell'abside di S.Giovanni in conca (Il rudere di Piazza Missori) ed il sopralzo della Torre del Circo (ora campanile di S.Maurizio, in Corso Magenta); le loro scarse opere sono tutte andate distrutte in tempi successivi o incorporate in altri edifici, a loro volta successivamente pesantemente rimaneggiati.
    E' importante rilevare l'altare d'oro all'interno di S.Ambrogio, uno dei più pregevoli manufatti esistenti di epoca carolingia.


    Medioevo e Comune
    (Tratto dalla Guida Mondadori "Milano e Laghi")

    I secoli V e VI segnano un periodo di decadenza della città.
    Perso nel 402 il titolo di capitale imperiale, Milano è saccheggiata dagli Unni di Attila nel 452, conquistata dagli Eruli nel 476 e dagli Ostrogoti di Teodorico nel 489. Nel corso della guerra greco-gotica la città, schieratasi dalla parte bizantina, è assediata dal goto Uraia e distrutta.
    La ricostruzione ha inizio nel 568, quando viene conquistata dal generale bizantino Narsete, che già l’anno seguente la cede ai Longobardi. Milano passa sotto l’autorità di Pavia. I pochi abitanti rimasti in città, guidati dal vescovo Onorio, fuggono in Liguria: quello che era stato uno dei centri più fiorenti del mondo imperiale, tra VI e VII secolo d.C. appare come una distesa di rovine.

    Nel 774 i Franchi sconfiggono i Longobardi e conquistano il Nord Italia. Nel periodo carolingio il potere reale torna nelle mani degli arcivescovi, che conducono Milano alla ripresa economica: si sviluppa un celo di artigiani e commercianti che nel corso dell’XI secolo porterà alla nascita di Milano come libero comune.
    La città, dopo i secoli di Monza e Pavia, torna a essere il cuore politico e strategico della Lombardia. Nell’XI secolo iniziano le lotte interne tra la nobiltà e il ceto produttivo che tuttavia si uniscono nella lotta contro l’imperatore. Alla guida della città è ancora l’arcivescovo, che in alcuni casi, come quello di
    Ariberto d’Intimiano (1018-1045), è un vero e proprio vescovo-guerriero.

    Nel 1042 si costituisce il comune milanese; viene eretta una nuova cerchia di mura, che corrisponde all’odierna ‘cerchia dei Navigli", abbattuta nel 1162 quando, dopo un lungo assedio, i milanesi sono costretti ad aprire le porte all’imperatore Federico Barbarossa: per la seconda volta Milano viene saccheggiata e distrutta.
    La risposta della città e dei comuni dell’Italia settentrionale, tuttavia, non si fece attendere: le mura furono ricostruite, fu costituita la Lega Lombarda, e nel 1176 l’imperatore venne sconfitto a Legnano. Sette anni dopo, la pace di Costanza sanciva la libertà delle città del Nord Italia.
    Nel XIII secolo Milano si fornì anche di un sistema di comunicazione via acqua, con i Navigli che collegavano la città al Ticino, Tuttavia le lotte tra le grandi famiglie cittadine minavano la saldezza del comune, e ne annunciavano la fine.

    Le Signorie
    Nel 1277 a Desio, si affrontarono la Famiglia dei Torriani e i Visconti dell’arcivescovo Ottone, che ebbero la meglio.
    I Visconti chiamarono i massimi artisti dell’epoca, tra cui Giotto, ad abbellire la città e i suoi palazzi, e commissionarono nuovi edifici tra cui il Castello e il Duomo.

    L’apice della potenza viscontea fu raggiunto durante la signoria di Gian Galeazzo (duca dal 1395), che intraprese un ambizioso progetto d’espansione. Il dominio di Milano arrivò a comprendere gran parte dell’Italia settentrionale e alcune città della Toscana, ma il piano del duca di unire l’Italia sotto il suo dominio fu stroncato dalla sua morte sopraggiunta nel 1402.
    Nel 1447 la dinastia viscontea si estinse. Per tre anni la città si autogovernò dando vita alla Repubblica Ambrosiana.
    Nel 1450 il condottiero Francesco Sforza inaugurò il cinquantennio forse più felice della storia di Milano: abbandonò i progetti espansionistici dei Visconti e garantì un periodo di pace alla città che si arricchì e raggiunse i 100.000 abitanti.
    Il castello visconteo, ricostruito, divenne il
    Castello Sforzesco, mentre architetti come il Solari e il Filarete diedero inizio al grande Ospedale Maggiore, meglio noto come ‘Ca’ Granda".

    Dal punto di vista artistico, tuttavia, i vertici vennero raggiunti sotto il ducato di Ludovico Sforza, detto "il Moro" (1479-1508). Egli fu un politico sconsiderato ma nello stesso tempo un grande mecenate.
    La sua politica di alleanze e le sue scelte strategiche sancirono la fine della libertà Milano, che nel 1499 cadde sotto il dominio francese, ma sotto la signoria in città si verificò una fioritura artistica e culturale seconda solo a quella della Firenze medicea.

    A partire dal 1480 lavorarono a Milano, tra gli altri Bramante e Leonardo da Vinci.
    Il primo restaurò numerose chiese e progettò S.Maria delle Grazie, nel cui refettorio Leonardo dipinse L’Ultima Cena. Leonardo intervenne anche in campo urbanistico e ampliò il sistema dei Navigli.

    Francia e Spagna
    Con il XVI secolo si chiude il periodo rinascimentale a cui segue una lunga stagione di decadenza. Milano risentì della perdita d’importanza politica e militare degli stati italiani, ridotti a campo di battaglia per le grandi potenze europee, e a causa della sua ricchezza e posizione geografica divenne la prima terra di conquista.

    Le guerre ed i "passaggi" furono così numerosi da originare il detto, amaro e sarcastico, "Franza o Spagna purché se magna".
    Alla morte di Francesco Sforza, nel 1535, l’imperatore Carlo V nominò un governatore e Milano perse ogni autonomia, divenendo ufficialmente provincia imperiale. La città, tuttavia, continuava a crescere: i commerci fiorivano, la popolazione toccò i 130.000 abitanti, il territorio fu ampliato e tra il 1548 e il 1560 fu costruita una nuova cerchia di mura, dette "
    mura spagnole" corrispondenti all’odierna circonvallazione interna.
    Le mura, di cui oggi resta in pratica solo l’arco di Porta Romana, e non nella posizione originaria, furono il più grande intervento urbanistico dell’amministrazione spagnola. A questo periodo risalgono anche diversi palazzi barocchi, come Palazzo Durini, e quelli che si affacciavano sul corso di Porta Romana.

    Tra i personaggi di spicco della Milano spagnola, in primo luogo va citato San Carlo Borromeo (1538-84), cardinale arcivescovo di Milano, mecenate, benefattore, rinnovatore dell’edilizia ecclesiastica cittadina e tra i maggiori esponenti della Controriforma. Anche il nipote Federico (1564-1631) fu arcivescovo di Milano. La sua figura è stata immortalata ne I Promessi Sposi del Manzoni, grande affresco della Milano spagnola, considerato il più grande romanzo della letteratura italiana, e uno dei capolavori della narrativa europea dell’Ottocento.

    I Promessi Sposi è anche un grande ritratto della Milano spagnola del XVII secolo il cui declino economico e sociale toccò il punto più basso con la peste del 1630, che ridusse la popolazione a 60.000 abitanti.

    Napoleone e Austria
    La colonizzazione della Spagna finì nel 1706, quando nel corso della guerra di successione spagnola Milano fu occupata dall’esercito asburgico. La città restò parte dell’impero austro-ungarico fino al 1859, con l’eccezione del periodo napoleonico e della gloriosa parentesi delle Cinque giornate.

    Il Settecento segna una ripresa economica, sociale e soprattutto culturale. Milano è tra le capitali europee dell’Illuminismo, che trova terreno fertile sotto l’oculata amministrazione di Maria Teresa (1740-80) dal giugno 1764 al maggio 1766 alcuni intellettuali milanesi, tra cui Cesare Beccaria e i fratelli Verri, pubblicano la rivista ‘Il Caffè", che cambierà la vita culturale italiana, diffondendo e integrando le idee degli enciclopedisti francesi.
    Da un punto di vista architettonico la figura di maggior spicco fu Giuseppe
    Piermarini, che progettò il Teatro alla Scala, restaurò nelle attuali forme neoclassiche Palazzo Reale, diede un nuovo assetto urbanistico a parte del centro storico e disegnò i giardini di Corso Venezia.

    La fioritura culturale della città non si attenua nemmeno quando, nel 1796, gli austriaci la devono cedere alle truppe napoleoniche. Capitale della Repubblica Cisalpina, nei pochi anni di dominio francese Milano assisterà all’incoronazione di Napoleone (1804), in Duomo, e a diversi interventi architettonici, tra cui la costruzione del Foro Bonaparte, dell’Arena e dell’Arco della Pace.
    Sconfitto Napoleone, il Congresso di Vienna restituisce Milano all’impero asburgico il cui governo è pero ben diverso da quello del XVIII secolo.

    I tentativi di insurrezione si susseguono, e Milano è una delle capitali del nascente pensiero) romantico e risorgimentale diffuso in città dal periodico ‘Il Conciliatore",
    La rivista fu chiusa dalla censura e tre dei principali ispiratori ( Pellico, Confalonieri e Maroncelli) furono incarcerati allo Spielberg, Il desiderio di libertà e indipendenza. tuttavia, anche grazie all’opera di Giuseppe Verdi continuò) a diffondersi e sfociò nell’ insurrezlone passata al la storia come le "
    Cinque giornate di Milano", quando i milanesi riuscirono, seppur per un breve periodo, a cacciare i soldati austriaci dalla città.


    Popolazione a Milano:

    ANNO

    ABITANTI

    1100

    75.000

    1200

    91.000

    1490

    70.000

    1550

    130.000

    1630

    48.000

    1800

    142.000

    1861

    242.000

    1881

    322.000

    1901

    491.000

    1921

    719.000

    1931

    993.000

    1936

    1.114.000

    1951

    1.276.000

    1961

    1.582.000

    1973

    1.754.000

    1981

    1.605.000

    1985

    1.538.000

    1991

    1.450.000


    Torno a Casa